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Rilievi topografici e Laser Scanner
 La RICONFINAZIONE  CATASTALE dei Terreni
 


La riconfinazione catastale e l'apposizione dei termini avviene quando un proprietario di un fondo desidera stabilire o obbligare il vicino a rendere visibili e permanenti i confini delle loro proprietà contigue, questo avviene a spese comuni e mediante l’apposizione degli appropriati termini o segni lapidei.
Questa operazione presuppone che la linea di confine risulti già nota e con una certa precisione, se così non fosse si dovrà provvedere ad un’azione di regolamento di confine nota come riconfinazione catastale o più semplicemente picchettamento.
 
Il Codice Civile al “Capo IV: Delle azioni a difesa della proprietà”, attraverso due articoli disciplina questo intervento.
 
Art. 950 Azione di regolamento di confini
Azione di regolamento di confini: Quando il confine tra due fondi è incerto, ciascuno dei proprietari può chiedere che sia stabilito giudizialmente. Ogni mezzo di prova è ammesso. In mancanza di altri elementi, il giudice si attiene al confine delineato dalle mappe catastali.
 
Art. 951 Azione per apposizione di termini
Azione di riconfinazione e apposizione dei termini: Se i termini tra fondi contigui mancano o sono diventati irriconoscibili, ciascuno dei proprietari ha diritto di chiedere che essi siano apposti o ristabiliti a spese comuni.
 
Esistono genericamente tre tipologie di riconfinazione sulla base della generazione delle linee:
1. Riconfinazione di linee dall’Impianto Catastale;
2. Riconfinazione di linee generate da atti di aggiornamento anteriori alla Circolare 2/88;
3. Riconfinazione di linee generate da atti di aggiornamento posteriori alla Circolare 2/88.
 
Esse inoltre vengono ricondotte a due metodologie operative:
a) Riconfinazioni tra sistemi Cartografia-Rilievo;
b) Riconfinazioni tra sistemi Rilievo-Rilievo.
 
Della metodologia a) fanno parte tutte le riconfinazioni di cui al punto 1. e quelle del punto 2. non autonomamente ricostruibili; mentre della metodologia b) fanno parte tutte quelle 3. e quelle del punto 2. autonomamente  ricostruibili.
 
Le riconfinazioni hanno i seguenti errori di precisione:


I metodi e gli schemi utilizzati per il rilievo ed il calcolo sono essenzialmente tre, per Rototraslazione, per Apertura a terra e per Poligonale aperta.
 
Al fine di materializzare concretamente il confine del lotto, i Soggetti interessati quali: il Giudice, i Legali di Parte o i Proprietari stessi, dovranno rivolgersi ad un Tecnico competente in materia che, a seconda del caso specifico, provvederà al "Tracciamento diretto" o alla "Verifica in Studio".
 
Il Tecnico incaricato infatti, prima di procedere con qualunque operazione dovrà verificare la documentazione in possesso dei richiedenti e provvederà al reperimento di tutti gli atti di aggiornamento catastali utili ad un'adeguata riconfinazione, solo in seguito potrà valutare quale sia il miglior procedimento da adottare.
 
Vediamo ora in cosa consistono e come si diversificano i procedimenti sopra citati.
 
Il primo procedimento, denominato "Tracciamento Diretto", può essere riassunto e suddiviso nelle seguenti operazioni:
 
1. Sopralluogo - il primo passo da eseguire consiste nel recarsi sul posto per verificare l'eventuale presenza di ostacoli e se tutti i punti di inquadramento necessari al successivo tracciamento siano presenti, materializzati e visibili;
 
2. Inquadramento - il secondo passo, di estrema importanza, consiste nell'effettuare l'inquadramento dei vertici del confine da ricostruire e dei punti d'appoggio, mediante l'acquisizione delle coordinate da estrapolare dalla mappa d'impianto e da tutti gli atti d'aggiornamento, siano essi antecedenti o successivi all'entrata in vigore della circolare del Ministero delle Finanze n. 2/88 del 26 febbraio 1988 avente ad oggetto l'introduzione delle nuove procedure per il trattamento automatizzato degli aggiornamenti cartografici oggi in vigore;
 
3. Rilievo - occorre poi eseguire sul posto il rilievo topografico mediante l'uso di strumentazione a disposizione (teodoliti, stazioni totali ecc...) e calcolare con l'ausilio di un PC portatile le coordinate cartesiane delle stazioni celerimetriche da utilizzare per il successivo tracciamento;
 
4. Calcolo delle coordinate - sempre con l'ausilio di un PC si procede quindi a calcolare le coordinate polari dei vertici del confine rispetto alle stazioni celerimetriche utilizzate per la riconfinazione;
 
5. Tracciamento - in fine si esegue il tracciamento e picchettamento del confine con apposizione dei termini.
 

Il secondo procedimento, denominato "Verifica in Studio", viene spesso preferito al primo e si utilizza quando diviene necessaria la produzione di elaborati grafici da allegare alla relazione tecnica da produrre al Giudice, al Legale di Parte o al Committente e può essere così riassunto:
 
1. Sopralluogo - viene effettuato sopralluogo come già descritto nella precedente procedura;
 
2. Inquadramento - come già precedentemente descritto, si procede con l'acquisizione dei dati utili al successivo tracciamento;
 
3. Rilievo - rispetto al primo procedimento, si procede con un rilievo più dettagliato "battendo" (misurando) i punti significativi e caratteristici che serviranno a verificare le differenze esistenti tra lo stato di fatto e la mappa elaborata.
 
4. Lavoro in ufficio - si procede con l'ausilio di software tecnici all'esecuzione di calcoli preliminari ed alla sovrapposizione del rilievo, precedentemente rielaborato, alla mappa; con il fine di produrre un elaborato grafico vettoriale CAD contenente il confine da tracciare e i punti caratteristici rilevati;  
 
5. Tracciamento - si esegue il tracciamento e picchettamento del confine utilizzando come riferimenti, quando possibile, i punti caratteristici precedentemente rilevati.
 
Entrambi i procedimenti sopra esposti si rivelano efficaci e, se ben svolti producono risultati soddisfacenti; volendo osservarne le differenze, vantaggi e svantaggi, possiamo notare che il primo procedimento permette di definire con un'unica uscita sul posto (così detta uscita in campagna) la posizione del confine partendo dal momento in cui si effettua il rilievo sino alla conclusione dei lavori di tracciamento; il secondo procedimento richiede invece un'ulteriore "uscita in campagna" ma consente di eseguire tutte le verifiche preliminari in ufficio e di produrre tutti quegli elaborati che possano supportare il tecnico incaricato e meglio descrivere al richiedente il suo operato.
 
Spesso però accade che non vi siano sul terreno materializzazioni di vecchia data e che nessuno si ricordi con certezza dove era posizionato il confine, oppure che vi siano dei termini apposti di recente da un confinante e contestati dall'altro.
 
Solo in quest’ultima soluzione, così come disposto dall'art. 950 c.c., il Giudice si attiene al confine delineato dalle mappe catastali.
 
Per mappe catastali, s'intendono ovviamente non le mappe "WEGIS" vettorizzate e reperibili oggi telematicamente ma le mappe d'impianto consultabili presso gli uffici dell'Agenzia del Territorio di competenza e tutti i relativi aggiornamenti intercorsi successivamente, che possiamo sostanzialmente identificare con due pratiche catastali denominate "Tipi di Frazionamento" e "Tipi Mappali".
 
E’ bene ricordare la differenza tra le mappe di visura e le mappe d’impianto. Infatti le mappe di visura vettorizzate non sono altro che le mappe catastali aggiornate con tutti i Tipi di Frazionamento ed i Tipi Mappali che risentono di una non omogeneità di rilievo e metodologie, mentre le mappe di impianto sono quelle che anche se realizzate con metodi di rilievo celerimetrici un po’ datati sono molto più omogenee in quanto sono state rilevate e misurate in tutta la loro estensione in un unico rilievo.
 
Dopo queste precisazioni si capisce bene che non è nemmeno lontanamente paragonabile, ed è normale che ci siano lievi differenze e tolleranze, il rilievo delle mappe d’impianto fatto con tacheometro e stadia o per allineamenti e squadri; ad un rilievo celerimetrico fatto con distanziometro elettronico e prisma o con strumentazione GPS, notevolmente più preciso del primo.
 
Richiamando ora quanto già esposto precedentemente, e ricordando le disposizione dell'art. 950 del C.C. si presuppone che l'azione di regolamento di confini è la sussistenza d'incertezza di quella linea di demarcazione che separa due fondi adiacenti; tale azione, trattandosi della sola determinazione in concreto del posizionamento di tale limite, prescinde da ogni contestazione circa il diritto di proprietà risultante dai titoli e non muta se una delle Parti, in seguito all'avvenuta delimitazione, chieda il rilascio della zona in possesso altrui.
Tale operazione può comportare infatti l'accertamento di proprietà di uno dei confinanti su una parte di terreno oggetto di controversia con effetto recuperatorio, risolvendosi in una "vindicatio duplex incertae partus" ma tale accertamento di proprietà è consequenziale all'azione di regolamento che quindi, prescinde da ogni controversia circa il diritto di proprietà, tendendo la stessa ad eliminare esclusivamente la contestazione e l'incertezza relativa alla linea di confine.

Raccolta di esempi pratici di riconfinamento


      (FONTE: Atti del convegno a cura del geom. Mauro Marchi)

     (FONTE: Brevi note a cura del geom. Carlo Cinelli)


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SPOSTAMENTI DI UN CONFINE
Accade spesso che il confine tra due proprietari debba essere cambiato per volontà dei confinanti, al fine di ristabilire una situazione variata nel tempo o per migliorare la configurazione del confine stesso. Se infatti il confine tra due proprietà presenta delle irregolarità, può risultare vantaggioso per entrambe le parti provvedere ad un riconfinamento per eliminare tali irregolarità.
Si possono presentare due casi:

  • spostamento di un confine, quando si procede alla sostituzione di un rettilineo con un altro, pure rettilineo, che soddisfa determinate condizioni;
  • rettifica di un confine, quando ad un confine poligonale se ne sostituisce un altro rettilineo, che soddisfa a certe condizioni.
In entrambi i casi, quando la sostituzione del confine deve realizzarsi senza compensi, in denaro, se i terreni confinanti hanno valenza uniforme, si imporra che le aree restino inalterate; se invece i terreni hanno valenze diverse, si dovrà garantire che a sostituzione avvenuta i valori dei terreni restino inalterati.

SPOSTAMENTI DI CONFINI
Le condizioni che si possono porre al nuovo confine possono essere di due tipi diversi: uscente da un punto assegnato o parallelo ad una direzione assegnata.
Nei casi in cui le due proprietà confinanti  abbiano diverso valore unitario, il calcolo delle nuove dividenti rettilinee di compenso risulta molto complicato. Solo quando si tratta di spostare un confine bilatero si può tentare di risolvere analiticamente il problema, imponendo la condizione che i valori delle aree sottratte ed aggiunte al medesimo proprietario siano uguali.
In generale conviene invece ricorrere al metodo del confine di prova: si traccia approssimativamente un confine che sia compenso tra i valori di terreno acquistati e quelli ceduti dopo la rettifica. Una volta calcolata la differenza di valore tra le due parti ottenute, si sposta il confine di prova in modo da compensare tale differenza e si ripete il calcolo finché non si ottiene una soluzione sufficientemente approssimata.

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